Sport per… provarci sempre

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Mi sono iscritto ad una gara di corsa. Non una gara normale da 2, 5 o 10 chilometri. Una gara in montagna Ultra-Trail da 90 km. Già. Ho preso questa decisione verso la metà di Agosto, dopo che ogni tentativo di realizzare un giro in bicicletta è risultato vano; ho quindi deciso di cambiare sport e accettare una sfida praticamente impossibile.

Ho deciso di partecipare ad una gara che si sarebbe svolta dopo circa 5 settimane, senza alcuna preparazione specifica e, cosa da non sottovalutare, senza aver mai corso più di 25 km… tra l’altro in piano.

Ma, una volta presa la decisione, ho deciso di affrontare questa esperienza con entusiasmo, volontà e quel pizzico di follia tipico di chi sente l’odore della grande impresa. Inoltre l’idea di poter rappresentare L’ORMA per la prima volta in una gara Ultra-Trail mi ha da subito dato fiducia che tutto sarebbe andato per il meglio.

Ecco, tutto questo entusiasmo, prima di iniziare la preparazione.

Perché da subito arrivano le difficoltà e sorgono i dubbi. Le prime prove sul tracciato fanno nascere una serie di interrogativi a cui non avevo pensato (che scarpe usare, che tipo di abbigliamento indossare, il troppo caldo, il vento gelido in alta quota, cosa mangiare e quanto bere, come prevenire le vesciche etc..), dei riscontri cronometrici non proprio confortanti (ho chiuso il percorso in 5 giorni, mentre il tempo limite è di 29 ore), primi dubbi anche tra amici e colleghi (effettivamente preparare una gara del genere in 5 settimane è quasi una follia) e un livello energetico in calo, dovuto anche alla ripresa dell’attività lavorativa.

Ma la sensazione di essere impreparato, e probabilmente anche arrivare così al giorno della gara, mi ha permesso giorno dopo giorno di prestare attenzione a quelle piccole cosa a cui prima non davo grande importanza: all’alternanza tra allenamento e riposo, all’alimentazione, allo stretching e alla qualità del sonno. Tutte cose che, però, non hanno fatto altro che far scorrere più velocemente il tempo e in un batter d’occhio arriva il giorno della gara.

La partenza è prevista alle 9.00 di Sabato e, al momento del ritiro del GPS e del briefing pre-partenza, l’emozione mista a tensione inizia a salire. Parto tra gli ultimi e, già dalle prima battute mi rendo conto che “la gamba” è buona, tanto da poter mantenere una velocità media superiore alle aspettative. Sarà l’effetto-gara, saranno gli straordinari ristori (durante la preparazione avevo letto da qualche parte un articolo di qualcuno che consigliava di mangiare TANTO durante i ristori…beh, FATTO!) sarà il sostegno virtuale di tutto il mondo L’ORMA, sta di fatto che percorro i primi 2/3 di gara (60 km circa) e sono nettamente in vantaggio rispetto alla tabella che mi ero fatto. Riesco passare indenne i passaggi più difficili e a percorrere con la luce una discesa pericolosa che temevo avrei dovuto percorrere col buio. Arrivo al punto in cui devo decidere se fermarmi a dormire (almeno per qualche ora) o tirare dritto fino alla fine, sperando che le gambe tengano. Non annebbiato dalle oltre 13 ore di gara, quel pizzico di incoscienza che mi aveva accompagnato nella scelta iniziale, sopraggiunge e mi spinge a continuare. Un piatto di pasta e un po’ di frutta secca, coca cola, pila frontale accesa e si riparte. L’ultima parte del percorso (circa 8 ore) si svolgono in piena notte, sotto un cielo stellato che d’improvviso ci premia con un temporale d’altri tempi, nel buio più assoluto, spezzato solo dalle nostre torce, che ci regala un gioco di luci e ombre nel silenzio più totale. Passo indenne anche il punto in cui, qualche settimana prima, avevo visto un paio di cinghiali (sì è vero, non ho un gran rapporto con gli animali e penso che la mia reazione sia stata esagerata…ma sfido chiunque ad incontrare un cinghiale in strada e rimanere sobrio) e mi appresto in piena notte ad affrontare la discesa finale. Non so più quale parte del mio corpo mi faccia più male (gambe, piedi o schiena), ogni passo è un tormento, ma il morale è ancora alto e incredibilmente taglio il traguardo alle 5.55 di mattina, ampiamente dentro il tempo limite obbligatorio.

Chiudo 56esimo su circa 160 corridori, un grande successo, una soddisfazione enorme per un risultato che, almeno personalmente ha dell’incredibile. “Non è importante il risultato ma quello che diventi lungo il percorso” diceva qualcuno e sì, ancora una volta, lo sport si è dimostrato uno straordinario compagno di viaggio e ispirazione.

Chissà, forse un giorno L’ORMA avrà la sua squadra di “Ultra-Trail” o questa, anche per me, resterà l’unica esperienza del genere…di sicuro non smetteremo mai di emozionarci di fronte alle potenzialità dello sport (e del movimento in generale) e trasformarle ogni giorno in stimoli formativi nei nostri progetti educativi per bambini e ragazzi.

Ah, qualche giorno dopo a casa, ho estrapolato la classifica femminile della mia gara e ho scoperto che, tra le donne, sarei arrivato nono sulle dieci che sono partite…e questo perché l’ultima si è ritirata… ma, come si dice in questi casi, questa è un’altra storia ☺

Paolo Menescardi