Rito finale

La fine della lezione è un momento estremamente importante: l’ultima attività svolta è molto spesso quella che più di tutte condiziona il ricordo dei partecipanti. Per questo riteniamo importante trasformare il momento dei saluti, spesso relegato nel brevissimo lasso di tempo tra la fine delle attività programmate e il suono della campanella, in un momento fondamentale della lezione.

Le forme di saluto sono innumerevoli, variano a seconda dell’età, della geografia e della cultura, ma anche in base al numero di persone coinvolte. Quando si lavora in gruppo si mantiene la propria individualità, ma all’interno di un’entità di cui si è parte integrante. Salutare gli individui di un gruppo dopo il suono della campanella ci riporta alla nostra dimensione individuale, ma per salutare il gruppo è necessario rimanere nella dimensione collettiva che ci ha accompagnato per tutta l’attività.

Il rito finale ha proprio questa funzione: permettere all’individualità di accomiatarsi dal gruppo vedendo riconosciuta la propria appartenenza dal rispetto e dall’attenzione del gruppo verso quella stessa individualità.

Può sembrare un concetto difficile e, per chiarire le idee, utilizzeremo un esempio concreto di rito finale utilizzato da L’Orma:

  1. i partecipanti si mettono in cerchio (o in semicerchio se si è davanti a un pubblico), in modo tale da vedersi tutti in faccia;
  2. una volta in cerchio si inizia a muoversi tutti insieme al ritmo della musica: può essere utilizzata o una musica “esterna” o può essere intonato un coro ritmato, magari accompagnato dal battito delle mani che aiuta a percepire la dimensione collettiva;
  3. a questo punto i partecipanti si recheranno uno alla volta al centro del cerchio, proponendo un gesto di saluto per loro significativo (un ciao, una piroetta, un passo di danza, un urlo, quello che si sentono di comunicare). Tutto questo senza che gli altri smettano di muoversi a ritmo;
  4. alla fine del giro tutti avranno salutato i compagni e saranno stati salutati, non solo dai compagni che si sono recati a turno al centro, ma anche dal gruppo, che riconoscerà il loro ruolo concedendo uno spazio per esprimere la propria individualità.

Il rito finale rientra nella più ampia cornice delle ritualità, ovvero quegli elementi caratteristici e fissi che sono spesso legati al concetto di cerimonia e tradizione, riuscendo in questo modo ad agire con la massima efficacia, rendendo una richiesta dell’educatore una libera scelta di adesione dell’educato all’attività proposta.

Proprio nelle ritualità abbiamo trovato uno dei più profondi punti di contatto tra il nostro dispositivo pedagogico e la realtà dell’educazione non formale promossa dall’UE e conosciuta attraverso Erasmus+.

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