Richiamo

Quante volte vi capita di dover urlare per ottenere attenzione? Quante volte non è sufficiente neanche questo strumento? Quante volte a fine giornata avete dedicato più energie per spiegare un’attività piuttosto che per farla svolgere? Nella nostra esperienza la risposta a queste domande è una sola: troppe.

Siamo tutti infastiditi nel sentire gridare il nostro nome, un appellativo che si riferisce al gruppo di cui facciamo parte (bambini, ragazzi, 5^C etc.) o un ordine (zitti, silenzio, ascoltate); siamo ancora più infastiditi nel gridarlo, innescando una dinamica doppiamente negativa, che spesso si riflette nel prosieguo dell’attività. Partendo da questi due assunti ci siamo chiesti come potere proporre una richiesta d’attenzione senza risultare sgradevoli e come potesse risultare piacevole rispondere a tale richiesta.

Per questo uno dei primi strumenti ad essere entrato a far parte del dispositivo pedagogico de L’Orma è stato il richiamo. Come funziona nel concreto? L’Orma ne utilizza principalmente uno, basato sul ritmo e sulla riconoscibilità. Quando un educatore ha la necessità di avere l’attenzione e il silenzio dei presenti, pronuncia ad alta voce la prima metà del richiamo, lanciando il gioco e attendendo la risposta dei presenti. Tale risposta prevede l’enunciazione della seconda metà del richiamo, a volte accompagnata dal battito ritmato delle mani, al termine del quale bisogna restare in silenzio e ascoltare con attenzione chi ha lanciato il richiamo.

Il significato e l’utilità del richiamo viene solitamente spiegato al primo incontro col gruppo di lavoro, in modo da poterne usufruire fin da subito e di testarne l’efficacia. Uno strumento utile per aumentarne gli effetti è sicuramente quello della personalizzazione, sentirsi parte integrante e attiva di un gioco facilita sicuramente l’accettazione delle regole dello stesso gioco. Per fare un esempio pratico, il richiamo standard utilizzato dagli educatori L’Orma nasce dal famoso ritornello “Badabum badabum cha cha“, apprezzato dai bambini in quanto divertente e trendy. L’educatore pronuncia quindi a voce alta (senza urlare) “Badabum badabum” e i bambini rispondono “cha cha” accompagnando ogni parola con un battito di mani. In questo modo sono loro stessi a richiamarsi vicendevolmente all’attenzione.

Soprattutto nelle prime fasi, essendo uno strumento nuovo, può risultare difficile affidarsi in toto al richiamo per ottenere attenzione. Se al primo richiamo dovesse rispondere solo una parte del gruppo provate a ripetere il richiamo, senza alzare la voce, ma mostrando pazienza e fiducia. Nella nostra esperienza sarà proprio il silenzio creato da una parte del gruppo o l’invito a prestare attenzione di quella stessa parte a richiamare l’attenzione di chi era distratto, risparmiando inutili sprechi di energie. Proprio la costanza nell’utilizzo è il principale elemento di forza di questo strumento.

Il richiamo rientra nella più ampia cornice delle ritualità, ovvero quegli elementi caratteristici e fissi che sono spesso legati al concetto di cerimonia e tradizione, riuscendo in questo modo ad agire con la massima efficacia, rendendo una richiesta dell’educatore una libera scelta di adesione dell’educato all’attività proposta.

Proprio nelle ritualità abbiamo trovato uno dei più profondi punti di contatto tra il nostro dispositivo pedagogico e la realtà dell’educazione non formale promossa dall’UE e conosciuta attraverso Erasmus+.

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