Debriefing

COME RENDERE FORMATIVA UN’ESPERIENZA DI GIOCO

Ho sempre ammirato coloro che sono in grado di rendere facili le cose più difficili, di fare con semplicità gesti sportivi, composizioni artistiche, imprese diventate storiche. Ho sempre ammirato la semplicità perché ne apprezzo l’efficacia, l’immediatezza e la fluidità.

E ne vengo, quasi naturalmente, attratto: nel mio lavoro cerco di semplificare ogni giorno le cose da fare, quando leggo infatti sono proprio le frasi più immediate che mi restano impresse, così come gli sport più intuitivi sono quelli che amo maggiormente praticare e seguire dal vivo.

È come se la semplicità, nel mio caso, stimolasse l’intuito, risvegliasse in me la parte più primordiale e per questo mi spinga ad agire con forza.

Ed è proprio questa una delle cose più importanti che credo che un insegnante/formatore debba saper fare: stimolare all’azione con semplicità e coerenza.

Questo è ciò che differenzia un formatore da un istruttore, ovvero la capacità di proporre un’attività, che sia strumentale al raggiungimento di un obiettivo educativo più “alto”, più importante, universale.

A tal proposito mi viene in mente un’attività molto potente che ho potuto sperimentare in uno dei corsi di educazione non formale in Europa, uno strumento molto efficace in grado di trasformare in esperienza formativa una qualsiasi attività ludica o di gruppo, purché pratica e ben strutturata.

Prendiamo come esempio che il gruppo di bambini/ragazzi abbia appena terminato un’attività di team building, che avesse l’obiettivo di far superare ai partecipanti delle prove, stimolandoli alla collaborazione. Non è importante che la prova sia riuscita o meno, è importante cosa ne emerge e, per il formatore, come facilitare questo processo. Diventa opportuno fare un momento conclusivo, al termine dell’attività, tutti insieme (preferibilmente in cerchio). Il momento conclusivo è diviso in 3 parti:

  1. Nella prima parte il trainer pone questa domanda “come vi siete sentiti?” e i partecipanti, uno ad uno, anche utilizzando soltanto una parola devono esprimere un’emozione che li ha accompagnati durante l’attività.
  2. Nel secondo step il trainer domanda “Cosa è successo di particolare durante l’attività?” e, questa volta soltanto chi vuole tra i partecipanti, può raccontare un episodio, una scelta strategica di un compagno, una situazione importante che si è verificata.
  3. Nel terzo e ultimo passaggio il trainer domanda “Cosa avete imparato e come pensate di poterlo riportare nella vita di tutti i giorni?”; risponde solo chi vuole, e quello che succede di solito è magico: l’entusiasmo del gioco in un attimo si trasforma in apprendimento, il divertimento diventa esperienza e il momento diventa indimenticabile.

Ricordo di averlo fatto la prima volta in Polonia, come partecipante, ed di esserne rimasto affascinato dell’efficacia. Da allora in ogni occasione lo ripropongo: con bambini, ragazzi, insegnanti… e ogni volta il feedback assume forme differenti e conduce a conclusioni inaspettate. Emergono riflessioni sul proprio ruolo assunto all’interno del gioco (“mi sono accorto di essermi messo in disparte, come del resto mi capita a volte anche nella vita di tutti i giorni), sull’importanza di rispettare le regole per consentire a tutti di giocare allo stesso livello e quindi di divertirsi e di avere obiettivi chiari (“all’inizio non avevo  capito lo scopo del gioco e, dopo un paio di partite, ho deciso di chiedere spiegazioni… cosa che non sempre faccio al lavoro) sul tempo a disposizione (“abbiamo perso tanto tempo in chiacchere inutili, che alla fine abbiamo sottratto al gioco), sulla strategia (“il gioco è cambiato quando la nostra squadra ha avuto l’intuizione di muoversi in quel determinato modo, e questo mi ha fatto riflettere sulla valenza di creare un buon piano nelle cose che faccio, prima di iniziare a farle”),  sulle dinamiche di gruppo (“solo alla fine abbiamo iniziato a giocare come una squadra, ed è stato bellissimo”) e altre metafore, che nella condivisione nel gruppo, diventano “universali”. Questo modo di concludere una lezione consente quindi ai partecipanti di svolgere un ruolo attivo nella rielaborazione dell’attività e quindi, anche di diventare protagonisti del proprio apprendimento. Che è poi, in fin dei conti, la chiave di tutto il nostro lavoro.

Provare per credere

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