Fit for kids: un inizio spumeggiante

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Finalmente è iniziato! Dopo più di un anno di preparazione fatto di riunioni, incontri e viaggi all’estero il 30 Settembre, presso la Scuola di Via Manara, è partito il primo gruppo del Progetto FIT FOR KIDS.

L’iniziativa, nata in Danimarca, si pone l’obiettivo di combattere l’obesità infantile e stimolare i bambini (e le loro famiglie) ad adottare uno stile più attivo e sano. Per tutto il corso dell’anno i ragazzi svolgeranno un’ora di attività motoria infrasettimanale e un’ora e mezza di attività il Sabato mattina, insieme ai propri i genitori. Verranno poi organizzati incontri teorici e consigli nutrizionali, al fine di stimolare un cambiamento nell’intera famiglia in riferimento alle abitudini alimentari e di movimento.

Il progetto sbarca in Italia per la prima volta e L’ORMA è stata scelta per questa prestigiosa start-up; è per noi un grande onore in quanto per la prima volta ci troviamo a collaborare con una realtà estera, che negli ultimi 10 anni in Danimarca ha costruito qualcosa di veramente importante.

L’Ospedale San Paolo e il Dipartimento di Nutrizione dell’Università Statale di Milano si sono da subito dimostrati interessati a collaborare con noi tanto che avremo anche il loro supporto scientifico e consulenziale.

Le prime lezioni stanno ottenendo riscontri positivi da parte di bambini e genitori e stiamo già pensando a far partire altri 2 gruppi prima della fine dell’anno.

Che dire? un inizio spumeggiante, che ci spinge sempre più e a dare il nostro contributo per migliorare il benessere dei bambini e delle famiglie della nostra città.

A presto con altri aggiornamenti!

Con lo sport non ci si stanca mai

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Tenerife.

Ottobre 2017.

Corso di formazione “Sport for sustainable development”

25 educatori sportivi di tutta Europa si ritrovano per condividere e sperimentare metodologie educative legate al movimento e allo sport.

Sicuramente la vostra mente si sarà distratta, attirata dalla parola TENERIFE (“sole, mare, spiagge.. insomma niente a che vedere con un corso di formazione”). E invece sono stati giorni di duro lavoro, fatti di momenti teorici ed esercitazioni pratiche, condivisioni e nuove scoperte; e ancora una volta lo sport, unito all’educazione non formale, ha dimostrato le sue straordinarie potenzialità formative nell’educazione di bambini e giovani.

Ho avuto l’onore di conoscere e sperimentare nuove attività, nuove metodologie, nuove sfaccettature di giochi ed esercitazioni che già conoscevo… ho avuto anche la fortuna di condurre in prima persona un’attività e il debriefing conclusivo. E alla fine di ogni giornata mi annotavo tutto (giochi, regole, indicazioni) per avere il maggior numero di spunti da “riportare a casa” e trasferire ai nostri OrmaCoach e riportare anche nei nostri progetti e iniziative.

Abbiamo toccato, attraverso lo sport, tematiche quali la comunicazione, la collaborazione, la leadership, il problem solving. Tutti argomenti rivisti in chiave pratica, esperienziale, dai quali estrarre principi universali e generali. Ed è una fortuna poter vivere, ogni volta, un’esperienza formativa in prima persona; E’ un onore farlo rappresentando L’ORMA, sapendo che tale esperienza avrà ricaduta su centinaia di bambini e famiglie.

E al ritorno si pensa già alla prossima avventura, si pianifica già il prossimo corso… perché sì! con lo sport non ci si stanca mai!

Una meravigliosa lunga estate

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Da poche settimane abbiamo terminato la lunga estate 2017, fatta di tantissimi bambini e famiglie che hanno preso parte alle nostre attività estive; siamo pieni di euforia per i tanti messaggi positivi che ci avete regalato durante le settimane trascorse insieme.

Saremmo ipocriti nel nascondere la stanchezza e la fatica che abbiamo provato nel portare a termine 60 turni settimanali in 6 OrmaCamp cittadini, 9 turni bisettimanali di vacanze giovani al mare e in montagna, ma la gioia che ci ha lasciato lo stare con tutti voi è benzina per riprogettare e migliorare facendo tesoro dei consigli che abbiamo letto sui 2431 questionari che avete compilato.

Un saluto immenso da tutti i 123 OrmaCoach che vi hanno seguito e sostenuto nell’intero percorso estivo, un grazie alle 23 aziende che ci hanno dato fiducia proponendo i nostri servizi in convenzione ai propri dipendenti, un saluto ai 32 fornitori che con i loro servizi hanno contribuito a rendere speciale l’estate targata L’Orma.

Ci auguriamo che tutti voi possiate portare nel cuore un ricordo positivo di questa estate trascorsa insieme, tanto grande quanto la nostra gioia per aver condiviso un passo del vostro giovane cammino.

 

Claudio Massa

Brand Ambassador

Finalmente in Europa Daniele

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SULLA PROGETTAZIONE EUROPEA

E finalmente ci siamo anche noi.

L’Orma e’ ufficialmente entrata a far parte di quelle organizzazioni europee che agiscono e si muovono all’interno del programma europeo Erasmus+.

Abbiamo infatti vinto due progetti: il primo è un corso di formazione sul teatro che organizzeremo a Novembre in Liguria rivolto ad educatori, il secondo è un progetto che prevede la formazione del nostro staff attraverso corsi sullo sport che verranno eseguiti da altre organizzazioni europee.

E’ un grande successo, ottenuto dopo anni di duro lavoro, e siamo estremamente soddisfatti di questo.

Tutto questo ha reso necessario l’individuazione di una persona che gestisca la progettazione europea all’interno dell’Orma. Ed eccomi qui a scrivervi le prime impressioni di questa nuova avventura.

Quando Paolo, il presidente de L’Orma, mi comunicò la vittoriosa candidatura di due dei nostri progetti ebbi una reazione discretamente gioiosa e serena, fantasticando su tutte le possibili implicazioni positive che ne avrebbero conseguito. Dopo alcuni minuti fra le nuvole, venni destato da un’altra comunicazione: quella di essere stato nominato a timone dei due progetti appena vinti, la cui gestione richiedeva un’immediata risposta.

A quel punto la mia reazione di poco prima, positiva e spensierata, si spostò verso il basso, direi il basso ventre, trasformandosi in crampi e sudori freddi. Tale fu la mia immediata risposta!

Dopo qualche minuto di riflessione riguardo la proposta, decisi di accettare l’incarico scaricando così la tensione accumulata e sforzandomi stavolta, sui nuovi obiettivi progettuali.

Da qual momento in poi si sono succedute riunioni su riunioni, su incontri, su appuntamenti e meeting dai quali ne sono uscito sempre meno confuso e sempre più speranzoso.

Il mondo della progettazione e gestione di progetti Europei è un mondo affascinante quanto complesso, fatto di acronimi (TC, YE, KA1, SVE, EYE…), piattaforme (ECAS, Mobility Tool, EPALE, SALTO etch…), linee guida, linee di finanziamento, linee politiche e linee immaginarie e ancora obiettivi generali, specifici, progettuali, a corto, medio, lungo termine, e infine risultati, disseminazioni, valutazioni e chi più ne ha più ne metta. Il tutto condito da una sottile, quasi invisibile, a volte ironica, burocrazia che ha modo, di tanto in tanto e con un certo soddisfacimento, di entrare prepotentemente nella giornata lavorativa rendendola più lunga e frizzante.

Insomma ho appena iniziato un’avventura che ha tutti i crismi per essere una di quelle esperienze che sa regalare tutta la gamma di emozioni di cui una persona e’ capace: dal più frustrante sentimento di impossibilità e sconfitta all’emozionante senso di liberazione e gratificazione della vittoria più desiderata.

Vi lascio con la consapevolezza che forse, per via di un progetto europeo, busserò, ancora una volta, alle vostre porte virtuali per raccontarvi di nuove vicissitudini o, perché no, per invitarvi a partecipare ad una di esse.

 

Daniele Bettini

Sport per… provarci sempre

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Mi sono iscritto ad una gara di corsa. Non una gara normale da 2, 5 o 10 chilometri. Una gara in montagna Ultra-Trail da 90 km. Già. Ho preso questa decisione verso la metà di Agosto, dopo che ogni tentativo di realizzare un giro in bicicletta è risultato vano; ho quindi deciso di cambiare sport e accettare una sfida praticamente impossibile.

Ho deciso di partecipare ad una gara che si sarebbe svolta dopo circa 5 settimane, senza alcuna preparazione specifica e, cosa da non sottovalutare, senza aver mai corso più di 25 km… tra l’altro in piano.

Ma, una volta presa la decisione, ho deciso di affrontare questa esperienza con entusiasmo, volontà e quel pizzico di follia tipico di chi sente l’odore della grande impresa. Inoltre l’idea di poter rappresentare L’ORMA per la prima volta in una gara Ultra-Trail mi ha da subito dato fiducia che tutto sarebbe andato per il meglio.

Ecco, tutto questo entusiasmo, prima di iniziare la preparazione.

Perché da subito arrivano le difficoltà e sorgono i dubbi. Le prime prove sul tracciato fanno nascere una serie di interrogativi a cui non avevo pensato (che scarpe usare, che tipo di abbigliamento indossare, il troppo caldo, il vento gelido in alta quota, cosa mangiare e quanto bere, come prevenire le vesciche etc..), dei riscontri cronometrici non proprio confortanti (ho chiuso il percorso in 5 giorni, mentre il tempo limite è di 29 ore), primi dubbi anche tra amici e colleghi (effettivamente preparare una gara del genere in 5 settimane è quasi una follia) e un livello energetico in calo, dovuto anche alla ripresa dell’attività lavorativa.

Ma la sensazione di essere impreparato, e probabilmente anche arrivare così al giorno della gara, mi ha permesso giorno dopo giorno di prestare attenzione a quelle piccole cosa a cui prima non davo grande importanza: all’alternanza tra allenamento e riposo, all’alimentazione, allo stretching e alla qualità del sonno. Tutte cose che, però, non hanno fatto altro che far scorrere più velocemente il tempo e in un batter d’occhio arriva il giorno della gara.

La partenza è prevista alle 9.00 di Sabato e, al momento del ritiro del GPS e del briefing pre-partenza, l’emozione mista a tensione inizia a salire. Parto tra gli ultimi e, già dalle prima battute mi rendo conto che “la gamba” è buona, tanto da poter mantenere una velocità media superiore alle aspettative. Sarà l’effetto-gara, saranno gli straordinari ristori (durante la preparazione avevo letto da qualche parte un articolo di qualcuno che consigliava di mangiare TANTO durante i ristori…beh, FATTO!) sarà il sostegno virtuale di tutto il mondo L’ORMA, sta di fatto che percorro i primi 2/3 di gara (60 km circa) e sono nettamente in vantaggio rispetto alla tabella che mi ero fatto. Riesco passare indenne i passaggi più difficili e a percorrere con la luce una discesa pericolosa che temevo avrei dovuto percorrere col buio. Arrivo al punto in cui devo decidere se fermarmi a dormire (almeno per qualche ora) o tirare dritto fino alla fine, sperando che le gambe tengano. Non annebbiato dalle oltre 13 ore di gara, quel pizzico di incoscienza che mi aveva accompagnato nella scelta iniziale, sopraggiunge e mi spinge a continuare. Un piatto di pasta e un po’ di frutta secca, coca cola, pila frontale accesa e si riparte. L’ultima parte del percorso (circa 8 ore) si svolgono in piena notte, sotto un cielo stellato che d’improvviso ci premia con un temporale d’altri tempi, nel buio più assoluto, spezzato solo dalle nostre torce, che ci regala un gioco di luci e ombre nel silenzio più totale. Passo indenne anche il punto in cui, qualche settimana prima, avevo visto un paio di cinghiali (sì è vero, non ho un gran rapporto con gli animali e penso che la mia reazione sia stata esagerata…ma sfido chiunque ad incontrare un cinghiale in strada e rimanere sobrio) e mi appresto in piena notte ad affrontare la discesa finale. Non so più quale parte del mio corpo mi faccia più male (gambe, piedi o schiena), ogni passo è un tormento, ma il morale è ancora alto e incredibilmente taglio il traguardo alle 5.55 di mattina, ampiamente dentro il tempo limite obbligatorio.

Chiudo 56esimo su circa 160 corridori, un grande successo, una soddisfazione enorme per un risultato che, almeno personalmente ha dell’incredibile. “Non è importante il risultato ma quello che diventi lungo il percorso” diceva qualcuno e sì, ancora una volta, lo sport si è dimostrato uno straordinario compagno di viaggio e ispirazione.

Chissà, forse un giorno L’ORMA avrà la sua squadra di “Ultra-Trail” o questa, anche per me, resterà l’unica esperienza del genere…di sicuro non smetteremo mai di emozionarci di fronte alle potenzialità dello sport (e del movimento in generale) e trasformarle ogni giorno in stimoli formativi nei nostri progetti educativi per bambini e ragazzi.

Ah, qualche giorno dopo a casa, ho estrapolato la classifica femminile della mia gara e ho scoperto che, tra le donne, sarei arrivato nono sulle dieci che sono partite…e questo perché l’ultima si è ritirata… ma, come si dice in questi casi, questa è un’altra storia ☺

Paolo Menescardi

Disegno orale

Questa attività può essere svolta in una normale aula scolastica. Sono richiesti un foglio e una penna a partecipante.

Il tema che viene affrontato è quello della comunicazione e delle sue forme, stimolando una riflessione su quanto viene quotidianamente dato per scontato.

Esercitazione:

Per iniziare  occorre selezionare tre partecipanti che avranno il ruolo di “oratori”: a queste tre persone sarà consegnato un foglio con disegnate 6 figure geometriche disposte a piacimento; il loro compito sarà quello di spiegare agli altri partecipanti come replicare il disegno in maniera esatta, senza poter mostrare l’originale e potendo utilizzare solo il linguaggio verbale per spiegarsi (non valgono gesti).

I tre oratori avranno tre differenti limitazioni:

  • il primo non potrà né osservare gli altri partecipanti né interagire con loro: dovrà procedere alla spiegazione parlando a voce altama girato verso il muro
  • il secondo potrà osservare i partecipanti, senza poter tuttavia interagire con loro
  • il terzo potrà interagire coi partecipanti rispondendo alle loro domande

I partecipanti dovranno provare a disegnare seguendo le istruzioni degli oratori; è importante provare a disegnare anche se si pensa di avere sbagliato, il gioco consiste proprio nell’osservare la distanza esistente tra quanto viene detto e quanto viene recepito.

Una possibile variante è l’aggiunta di elementi di disturbo, come una persona che parla sopra l’oratore, la musica alta o i rumori di un cantiere.

Stimolo formativo e feedback:

Una volta conclusa l’esercitazione, sarà utile confrontare i diversi disegni prodotti per dare inizio  alla riflessione sull’esperienza appena conclusa. In questa fase, il ruolo dell’insegnante è fondamentale per focalizzare l’attenzione su quanto è avvenuto.

Vanno tenuti in considerazione, valutati e resioggetti di riflessione:

  1. L’esperienza degli oratori, sottolineando le difficoltà incontrate e le strategie adottate dal loro punto di vista.
  2. L’esperienza dei partecipanti, sottolineando le difficoltà incontrate, cosa li ha aiutati di più e le discrepanze con l’esperienza degli oratori.
  3. La necessità di avere un codice comune tra oratori e partecipanti: i rudimenti basilari di geometria (linguaggio che ci deve appartenere, in quanto patrimonio culturale della scuola dell’obbligo) devono essere conosciuti da entrambe le parti per poter portare a termine l’obbiettivo.
  4. La chiarezza dell’esposizione degli oratori, sottolineando i punti di forza di ognuno e cosa il secondo e il terzo hanno imparato osservando quanto accaduto durante l’esposizione del primo.
  5. La capacità di attenzione dei partecipanti, sottolineando come la possibilità di interagire facendo domande (terzo oratore) renda più partecipi e protagonisti e come la possibilità di guardare in faccia l’oratore (secondo oratore), sapendo inoltre di essere osservati da chi sta parlando, faciliti la comprensione e l’attenzione rispetto a una “voce senza volto” (primo oratore).
  6. L’esperienza nel suo complesso, ovvero la riflessione su come la comunicazione venga alterata non solo dal messaggio, ma anche da chi lo porta e da come lo porta.

 

Competenze youthpass attivate:

1) Comunicare nella lingua madre

2) Comunicare nelle lingue straniere

3) Competenza matematica e competenze di base scientifiche e tecnologiche

4) Competenza digitale

5) Apprendere ad apprendere

6) Competenze civili e sociali

7) Senso di iniziativa e imprenditorialità

8) Consapevolezza ed espressione culturale

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Cosa vuoi che sia

Questa attività può essere svolta in classe e richiede solo dei fogli e una penna/matita per partecipante. Il focus è sulla capacità creativa e sulla comunicazione non verbale.

Esercitazione:

Ogni partecipante ha 5 minuti per disegnare cinque oggetti su un foglio, senza sapere per quale ragione.

A questo punto ci si divide a coppie, facendo sedere i partecipanti uno di fronte all’altro: a turno dovranno indovinare cosa ha disegnato il compagno, che proverà a farlo capire attraverso l’utilizzo del linguaggio del corpo, senza poter parlare. Chi deve indovinare non sarà a sua volta autorizzato a parlare, dovrà utilizzare il linguaggio del corpo per confermare di aver capito. Dopo cinque minuti dirà quali erano gli oggetti disegnati secondo lui, guadagnando un punto per ogni oggetto indovinato. Dopo che tutte le coppie avranno fatto l’esercizio due volte (una per partecipante), scambiare i disegni tra le coppie, di modo che ognuno debba far capire al compagno qualcosa che non si è disegnato in prima persona. Chiedere quindi i punteggi di ogni coppia, vince quella col punteggio migliore.

Stimolo formativo e feedback:

Questo esercizio è utile a sviluppare forme di comunicazione diverse da quella verbale. Già il disegno è infatti una forma di comunicazione diversa da quelle abituali, spiegarlo senza poter parlare e, nella seconda parte dell’esercitazione, senza sapere cosa volesse rappresentare chi ha passato il disegno da spiegare, rende ancora più efficace l’esercizio della comunicazione non verbale. L’insegnante/educatore deve avere cura che nessuno parli e per ottenere questo risultato può essere utile non comunicare che si è in competizione, se non alla fine. Dovrà poi invitare a riflettere su quanto sia più difficile rappresentare un disegno non fatto in prima persona: alla difficoltà del non potere parlare si aggiunge infatti quella dell’interpretazione di un messaggio di un’altra persona, aumentando il rischio di malintesi. Ed è proprio la capacità di interpretare messaggi veicolati in forme diverse a venire allenata con questa attività. La capacità di comunicare attraverso i gesti potrà inoltre tornare utile per future esperienze all’estero, facilitando il dialogo con chi non parla una lingua conosciuta.

 

Competenze youthpass attivate:

1) Comunicare nella lingua madre

2) Comunicare nelle lingue straniere

3) Competenza matematica e competenze di base scientifiche e tecnologiche

4) Competenza digitale

5) Apprendere ad apprendere

6) Competenze civili e sociali

7) Senso di iniziativa e imprenditorialità

8) Consapevolezza ed espressione culturale

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Comunicazione a catena

Per questa attività è sufficiente un foglio con una storia di una decina di righe scritta sopra (eventualmente anche più copie dello stesso foglio). Il tema che viene affrontato è quello della comunicazione e dell’attenzione.

Esercitazione:

Prima di spiegare il gioco l’insegnante/educatore sceglie 5 partecipanti (o chiede se ci sono dei volontari). I volontari saranno accompagnati fuori dalla classe, dove aspetteranno che il gioco venga spiegato alla classe. Scegliere un ulteriore partecipante tra quelli rimasti in classe: sarà il notaio e gli verrà consegnato il foglio con scritta la storia. A questo punto l’insegnante spiega il gioco a chi è in classe, invitando a fare attenzione su quanto accadrà: il gioco prevede l’ingresso di uno dei 5 partecipanti, a cui verrà letta la storia dal notaio, con l’invito ad ascoltare attentamente. Alla fine dell’enunciazione del notaio, al partecipante entrato sarà chiesto di riportare la storia a chi entrerà dopo di lui nella maniera più fedele possibile alla versione originale. Verrà quindi fatto entrare un altro dei 5 inizialmente fuori dalla classe, gli sarà chiesto di ascoltare con attenzione e dopo aver ascoltato gli verrà detto di ripetere la storia che ha sentito nella maniera più fedele possibile. Procedere così fino a riunire tutti in classe. Il ruolo di chi è rimasto in classe sarà quello di cercare di notare cosa è stato perso e/o cosa si è conservato tra un racconto e l’altro. Il notaio farà la stessa cosa avendo a disposizione il testo originale. L’attività finisce quando l’ultimo a entrare in classe racconta la storia alla classe.

Stimolo formativo e feedback:

Risulta importante che prima dell’ascolto non venga detto che la storia dovrà essere ripetuta, in modo che emergano le abitudini all’ascolto dei partecipanti. Alla fine dell’esposizione dell’ultimo a entrare in classe, l’insegnante/educatore chiederà a chi è rimasto in classe cosa è stato perso e cosa preservato; dopo aver lasciato un po’ di spazio a tutti, chiedere al notaio di rileggere l’originale e di sottolineare cosa è andato perso di passaggio in passaggio. A questo punto l’insegnante/educatore chiederà a chi è rimasto in classe perché alcune cose sono state ricordate di più e altre di meno, dopodiché rivolgerà la stessa domanda a chi ha dovuto esporre. Dal confronto tra questi due punti di vista potrà nascere un interessante dibattito, che l’insegnante/educatore dovrà guidare nella direzione dell’importanza dell’ascolto nella vita quotidiana, facendo presente come un messaggio possa essere trasformato rispetto alle intenzioni di chi per primo lo ha esposto.

 

Competenze Youthpass attivate:

1) Comunicare nella lingua madre

2) Comunicare nelle lingue straniere

3) Competenza matematica e competenze di base scientifiche e tecnologiche

4) Competenza digitale

5) Apprendere ad apprendere

6) Competenze civili e sociali

7) Senso di iniziativa e imprenditorialità

8) Consapevolezza ed espressione culturale

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Rito finale

La fine della lezione è un momento estremamente importante: l’ultima attività svolta è molto spesso quella che più di tutte condiziona il ricordo dei partecipanti. Per questo riteniamo importante trasformare il momento dei saluti, spesso relegato nel brevissimo lasso di tempo tra la fine delle attività programmate e il suono della campanella, in un momento fondamentale della lezione.

Le forme di saluto sono innumerevoli, variano a seconda dell’età, della geografia e della cultura, ma anche in base al numero di persone coinvolte. Quando si lavora in gruppo si mantiene la propria individualità, ma all’interno di un’entità di cui si è parte integrante. Salutare gli individui di un gruppo dopo il suono della campanella ci riporta alla nostra dimensione individuale, ma per salutare il gruppo è necessario rimanere nella dimensione collettiva che ci ha accompagnato per tutta l’attività.

Il rito finale ha proprio questa funzione: permettere all’individualità di accomiatarsi dal gruppo vedendo riconosciuta la propria appartenenza dal rispetto e dall’attenzione del gruppo verso quella stessa individualità.

Può sembrare un concetto difficile e, per chiarire le idee, utilizzeremo un esempio concreto di rito finale utilizzato da L’Orma:

  1. i partecipanti si mettono in cerchio (o in semicerchio se si è davanti a un pubblico), in modo tale da vedersi tutti in faccia;
  2. una volta in cerchio si inizia a muoversi tutti insieme al ritmo della musica: può essere utilizzata o una musica “esterna” o può essere intonato un coro ritmato, magari accompagnato dal battito delle mani che aiuta a percepire la dimensione collettiva;
  3. a questo punto i partecipanti si recheranno uno alla volta al centro del cerchio, proponendo un gesto di saluto per loro significativo (un ciao, una piroetta, un passo di danza, un urlo, quello che si sentono di comunicare). Tutto questo senza che gli altri smettano di muoversi a ritmo;
  4. alla fine del giro tutti avranno salutato i compagni e saranno stati salutati, non solo dai compagni che si sono recati a turno al centro, ma anche dal gruppo, che riconoscerà il loro ruolo concedendo uno spazio per esprimere la propria individualità.

Il rito finale rientra nella più ampia cornice delle ritualità, ovvero quegli elementi caratteristici e fissi che sono spesso legati al concetto di cerimonia e tradizione, riuscendo in questo modo ad agire con la massima efficacia, rendendo una richiesta dell’educatore una libera scelta di adesione dell’educato all’attività proposta.

Proprio nelle ritualità abbiamo trovato uno dei più profondi punti di contatto tra il nostro dispositivo pedagogico e la realtà dell’educazione non formale promossa dall’UE e conosciuta attraverso Erasmus+.

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Richiamo

Quante volte vi capita di dover urlare per ottenere attenzione? Quante volte non è sufficiente neanche questo strumento? Quante volte a fine giornata avete dedicato più energie per spiegare un’attività piuttosto che per farla svolgere? Nella nostra esperienza la risposta a queste domande è una sola: troppe.

Siamo tutti infastiditi nel sentire gridare il nostro nome, un appellativo che si riferisce al gruppo di cui facciamo parte (bambini, ragazzi, 5^C etc.) o un ordine (zitti, silenzio, ascoltate); siamo ancora più infastiditi nel gridarlo, innescando una dinamica doppiamente negativa, che spesso si riflette nel prosieguo dell’attività. Partendo da questi due assunti ci siamo chiesti come potere proporre una richiesta d’attenzione senza risultare sgradevoli e come potesse risultare piacevole rispondere a tale richiesta.

Per questo uno dei primi strumenti ad essere entrato a far parte del dispositivo pedagogico de L’Orma è stato il richiamo. Come funziona nel concreto? L’Orma ne utilizza principalmente uno, basato sul ritmo e sulla riconoscibilità. Quando un educatore ha la necessità di avere l’attenzione e il silenzio dei presenti, pronuncia ad alta voce la prima metà del richiamo, lanciando il gioco e attendendo la risposta dei presenti. Tale risposta prevede l’enunciazione della seconda metà del richiamo, a volte accompagnata dal battito ritmato delle mani, al termine del quale bisogna restare in silenzio e ascoltare con attenzione chi ha lanciato il richiamo.

Il significato e l’utilità del richiamo viene solitamente spiegato al primo incontro col gruppo di lavoro, in modo da poterne usufruire fin da subito e di testarne l’efficacia. Uno strumento utile per aumentarne gli effetti è sicuramente quello della personalizzazione, sentirsi parte integrante e attiva di un gioco facilita sicuramente l’accettazione delle regole dello stesso gioco. Per fare un esempio pratico, il richiamo standard utilizzato dagli educatori L’Orma nasce dal famoso ritornello “Badabum badabum cha cha“, apprezzato dai bambini in quanto divertente e trendy. L’educatore pronuncia quindi a voce alta (senza urlare) “Badabum badabum” e i bambini rispondono “cha cha” accompagnando ogni parola con un battito di mani. In questo modo sono loro stessi a richiamarsi vicendevolmente all’attenzione.

Soprattutto nelle prime fasi, essendo uno strumento nuovo, può risultare difficile affidarsi in toto al richiamo per ottenere attenzione. Se al primo richiamo dovesse rispondere solo una parte del gruppo provate a ripetere il richiamo, senza alzare la voce, ma mostrando pazienza e fiducia. Nella nostra esperienza sarà proprio il silenzio creato da una parte del gruppo o l’invito a prestare attenzione di quella stessa parte a richiamare l’attenzione di chi era distratto, risparmiando inutili sprechi di energie. Proprio la costanza nell’utilizzo è il principale elemento di forza di questo strumento.

Il richiamo rientra nella più ampia cornice delle ritualità, ovvero quegli elementi caratteristici e fissi che sono spesso legati al concetto di cerimonia e tradizione, riuscendo in questo modo ad agire con la massima efficacia, rendendo una richiesta dell’educatore una libera scelta di adesione dell’educato all’attività proposta.

Proprio nelle ritualità abbiamo trovato uno dei più profondi punti di contatto tra il nostro dispositivo pedagogico e la realtà dell’educazione non formale promossa dall’UE e conosciuta attraverso Erasmus+.

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